Ho visto tanti gatti senza sorriso, ma un sorriso senza gatto mai

Bah

Sono stanca, stufa ed irritabile, da mesi ormai.

Sento prepotente la necessità di un cambiamento o di qualche novità, che però non arrivano nè arriveranno. In tutto questo ho la sensazione, spesso sbagliata, che alle persone che mi circondano interessi ben poco quello che penso o quello che mi fa stare male. Detesto che quando chiedo come finisce un film mi si risponda “eh, ti rovino la sorpresa così!” e non ci sia verso di ottenere quello che ho chiesto. Pare però che questo non lo capisca nessuno, anche se ho più volte espresso chiaramente il mio punto di vista in materia.

Tutte cose così, sciocchezze a cui si può ben passare sopra con una scrollata di spalle, ma che si accumulano fino a non riuscire più a smaltirle. Ecco, sto alla frutta.

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Commenti su: "Bah" (15)

  1. chiara ha detto:

    La preparazione di un matrimonio pare sia stressante quanto il cambiare casa o un divorzio…. forse e’ normale sentirsi cosi quando ti stai sobbarcando un sacco di decisioni…. fatti coraggio e goditi il gran giorno, ormai dovrebbe mancare poco…o sbaglio?

    • Da qui all’8 settembre in effetti manca veramente poco, una quindicina di giorni.
      Il nervoso e lo stress sono solo in parte causati dal matrimonio in effetti, ma sicuramente aiuta anche quello!

  2. guarda che robe, mi son sposato prima io che quella bacchettona (irony) di alahambra ahahahahah che rideeeereeeee
    vabe’, e’ solo una giornata al termine della quale tutti si saran divertiti tranne te, non son cose importanti! (irony)
    io ho passato tutta la giornata sotto effetto di stupefacenti, e credo che il sindaco del paese piu’ piccolo di catalunya se ne sia reso conto! che risate che ci siam fatti io e la sposa!
    dai che ce la fai, poi ti confesso che molti uomini hanno il sogno erotico di farsi la sposa, propria o altrui. ironia, io non ho potuto farlo eheheheh
    in bocca al lupo!
    max

  3. solo in certe questioni che tu sai! 😉 in verita’ tendo alla solitudine per il resto, generalmente per scelta, ora particolarmente per la condizione di expat. in bocca al lupo!

  4. Mi dispiace, Alahambra
    Le relazioni col prossimo sono sempre molto complicate e faticose.
    Sai che battuta faceva un mio amico singolo? Quando sei in coppia o in gruppo al lavoro ti stressi e poi ti incazzi con gli altri, ma quando sei libero singol* succede che riesci ad alzarti con la luna storata pure se sei da solo.

    Beh, devo dire che non sono molto d’accordo col mio amico ma… può succedere.

    Mi fa piacere che Max si sia sposato. Penso che sia una cosa bellissima per quel poco che conosco di lui, inquietudine libertaria pura mi sembrava prima.
    Amor vincit omnia!?
    Anche tu sei vicina a questo passo importante.
    Quando successe a me colla madre di mio figlio fu una festa pazzesca bellissima, ci divertimmo un sacco e gli amici parenti conoscenti andarono via felici.
    Proprio così, che sia una festa bella!

    • Di fatto, in questo momento non sono nemmeno più irritabile e tesa. Mi sembra semplicemente di stare sospesa in una bolla di irrealtà, il che non è neanche deel tutto spiacevole.
      Mi auguro che la festa sia spontanea come la desidero, senza forzature di sorta da e per nessuno. Che siamo tutti i soliti amici che si divertono a stare assieme, che siamo sereni. In fondo, non ci vuole poi molto per stare bene!

  5. no, l’amore non vince un cazzo, lo dico per mia esperienza. son certo che chi ha meno esperienza non sara’ d’accordo con me.
    il matrimonio e’ un contratto che regola l’unione di due persone. di fatto, mi son sposato per emigrare e lasciare l’europa.
    peraltro, mi fido della persona colla quale ho sottoscritto il contratto. mi fido per la sua struttura morale e mi fido nella misura in cui mi fido di me stesso – cioé nel mio sapermi comportare correttamente dentro questo legame.
    e per concludere penso che la liberta’ la ottieni se te la dai, e se te la prendi – con matrimonio o senza. io poi utilizzo “ama e fa cio’ che vuoi” nel senso piu’ ampio del termine, e credo che il tipo che lo ha detto abbia avuto una grande illuminazione, un taglio del nodo gordiano finale!

    • Eh, si cita Sant’Agostino con una certa leggerezza ogni tanto. Ama e fa ciò che vuoi non significa proprio quello che la maggioranza crede di sapere o di interpretare; del resto Sant’Agostino non è precisamente questo emblema di semplicità ecco.
      Al di là di questo, no, non credo che l’amore basti sempre e comunque, nè che sia sufficiente a superare qualsivoglia ostacolo, ma sono certa che senza quella base non si fa nemmeno lo sforzo di riuscire a risolvere i problemi.
      Per finire, di nuovo, il matrimonio è senza dubbio un contratto, ma non è solo quello, specie per chi, come me, crede in qualcosa di più che meramente terreno. E anche volendo tralasciare il significato del sacramento, che mi rendo conto abbia un valore solo per chi ci crede, rimane comunque una questione societaria, che va ben oltre il mero accordo tra due persone. Motivo per cui sono contrarissima ai matrimoni omosessuali, tra le altre.

  6. come mai contro l’unione tra due uomoni o donne? sono allibito ma curioso.

    • Proprio perchè secondo me il matrimonio ha ben altro significato che un contratto tra due persone. Se lo vedi come tale, come un contratto, la questione diventa meramente economica: due individui che stipulano un patto per cui nel momento della scomparsa di uno l’altro riceve per legge delle proprietà, o, in caso di seprazione, la parte più debole viene tutelata. E nulla in contrario su questo ovviamente, anche e forse specialmente per le coppie omosessuali che effettivamente non vedono riconosciuto niente del genere.
      Solo che per me la cosa non si limita ad un patto, ad un contratto, ad un accordo, come invece sembra essere per la maggior parte delle persone a quanto pare.

  7. Per il matrimonio con una valenza religiosa esistono i riti della varie religioni presenti sul mercato che si differenziano anche per la topologia (1U – 1D, 1U – nD, nU – 1D) del gruppo regolato.
    Al matrimonio del rito civile che ha aspetti civilistici e orientati ai terzii discendenti (la prole) e non religiosi deve aggiungersi l’unione che conserva aspetti civilistici ma non sociali (non sono favorevole all’adozione di bambini da parte di ciò che non sia coppia uomo donna) né religiosi.

    L’asfittico panomara dei contratti deve essere esteso mantenendo una certa varietà.
    L’
    Ama et fac quod vis agostiniano è molto pià sovverisvo rispetto alla interpretazione “riduttiva”, esclusivistica che se ne fa.
    Nel senso che se veramente Ami il livello biologico, quello delle pulsion amorali e spesso eteroverse, perde di importanza (non significa che esse debbano essere bandite o represse né che debbano essere demonizzate).

    • Ecco, sono discretamente certa che non fosse questo quello che Sant’Agostino intendeva, vuoi per la sua formazione, vuoi per il perdiodo, vuoi per le sue convinzioni. Certo, fa decisamente più comodo pensarla così e liberarsi da ogni sorta di responsabilità in nome di un qualcosa che viene definito amore ma che il più delle volte non lo è. Tra l’altro la parola Amore in senso evangelico ha un significato che trascende ampiamente il lato materiale e semplicistico di due persone che si vogliono bene. San Paolo ne parla ampiamente, e così San Giovanni, quest’ultimo con una tenerezza ed una semplicità disarmanti. San Paolo è più difficile, più cervellotico ed intellettuale, prevede una meditazione su un livello differente dalla mera empatia e porta ad una riflessione più approfondita. Ed è esattamente in quella che Amore non è più solo una parola che definisce un sentimento umano, così come non lo è quella di Sant’Agostino.
      Per il resto non ho capito molto di quello che hai scritto sul matrimonio. E’ un tuo vizio quello di usare una forma che il più delle volte mi sembra esser chiara solo a te.

      • Mh, questione complicata.
        Cos’è l’amore?

        Beh, ad una questione così complessa aggiungi poi la biologia, la sociologia, la gestione del potere, la pediatria/pedagogia/pueri-cultura, la dimensione patrimoniale ora quella civilistica etc.

        Sì, la trascendenza esiste, quando l’unione di Uomo e Donna, di Shiva e Shakti, di maschile e femminile si compie allora si è su un piano superiore. La vetta l’hanno intuita molti in passato e in vari luoghi.

        Ecco, purtroppo è sparito dalla blogosfera, ma quando lo leggevo, Max, e lo linkavo pure, mi sembrava proprio che si fosse avvicinato all’Amore con il suo amore, passionale, libertario ma anche consapevole, tinte forti ma consapevole o almento meditato.
        Mi ricordavo di un Max che leggevo amava liberamente.
        Nella cultura vedica il pensiero è che la libertà è un valore superiore all’amore (Osho presentava il corollario “strumentale” ovvero che se non c’è libertà non c’è amore).
        Insomma ‘sto amore viene pure con il corpo e le sue pulsioni naturali che NON possono essere in nessun caso demonizzate o represse. Governate sì, represse senza se e senza ma no!
        Allora l’ “Ama e fa ciò che vuoi” agostiniano è sempre stato interpretato in maniera restrittiva tipo “se ami veramente (non sei attratto da altro) e quindi se fari quel che vuoi allora non stai amando veramente” con una genuina inversione retorica (e non solo, sti cazzi!) della logica e dello spirito di quella frase.
        Il pensiero (sociopoliticoreligioso) tradizionale ha poco a che fare con l’amore (per i greci figlio di Afrodite e di Chaos, ricordiamoci Chaos che era padre di Eros).
        Siamo già passati all’interpretazione. Ora torniamo alla frase di agostino
        “Ama e fa ciò che vuoi” senza estesioni aggiunte od orpelli integrativi.

        Ama e fa ciò che vuoi significa che se ami veramente puoi fare ciò che vuoi.

        E genialmente così semplice ed adamantina. Troppo.
        Hanno dovuto inventarsi disquisizioni pseudo dottissime complicate ed astruse per invertirne il significato.

        Passato il primo tempo, il tempo dell’innamoramento che è spontaneamente esclusivo, c’è da gestire il “e vissero felici e contenti” in cui il “ciò che vuoi” diventa spesso curiosità e pulsioni eteroverse, Un po’ come uno che vive molto bene in una città, pensiamo ad una bella città come Siena o Trieste e che però ha voglia di fare una gita fuoriporta a Radicondoli o a Miramare o anche una settimana a Grenada oppure a Budapest.
        Poi torna a casa la domenica sera, riposato, rinfrancato, spesso con maggior consapevolezza dela qualità della scelta, ancora una volta confermata dal confronto con altre realtà.
        Ecco, se ami veramente te stess* e l*i, tornerai alle braccia dell’amat* perché così è quando ami veramente.
        Occhio al “te stess*” che è la chiave di tutto il pensiero buddista e veramente il fondamento dell’amore che dalle bottglie vuote non è mai uscito nulla men che meno amore.

        “Ciò che vuoi” è nel tempo successivo all’innamoramento anche le pulsioni erotiche biologiche od egoiche.
        Però tutto il pensiero religioso (completamente costruito e completamente extra-cristiano, in tutto i Vangeli (quali? chiusa la parentesi) non c’è una parola una sul sesso, questa religione si dovrebbe più chiamare paolismo che cristianesimo visto le feroci influenze moralilste di Paolo di Tarso nella dottrina) è verocemente avverso alla dimensione fisica ed egoica dell’eros e pure alle loro dinamiche proprio perché assai poco controllabili.

        Insomma il “fa ciò che vuoi” è tradizionalmente fumo negli occhi per le religioni monoteistiche e tutta la (in)cultura da esse derivate e per la loro ortodossia assai spesso poco ortodossa (come accennavo)

        Insomma Alahambra, tu propendi – mi pare di capire – per l’interpretazione ecclesiastica io per quella letterale.
        Stiamo facendo il cammino su due versanti opposti.

      • Nono, io propendo per una versione della frase che non debba necessariamente prevedere che si parli di sesso. E sono dell’idea, detto in sintesi, che il significato suoni più o meno come “se davvero ami pensi al bene dell’oggetto del tuo amore, e cerchi di evitare di ferirlo con le tue azioni”.
        In tutto questo capisci bene che la componente sessuale non è che una parte del tutto.
        Quando parlo dell’Amore in senso evangelico che trascende non mi riferisco al sesso, ma a qualcosa di decisamente più grande di quanto gli esseri umani siano in grado di comprendere.
        A questo proposito vorrei, una volta per tutte, chiarire una cosa, in questa sede che è mia e mi permette forse un po’ più di libertà. Pare, per qualche ragione che onestamente fatico a comprendere, che io demonizzi il sesso e la fisicità o che le consideri come un’affare da trattare con le pinze. Non è così, nella maniera più assoluta.
        Mai, e ripeto mai, mi son sognata di bollare come sbagliata un’attitudine sessuale in quanto tale (a parte evidenti casi di abuso, ma la questione lì è del tutto differente). Il punto è che il sesso prevede delle persone e dei contesti, e quindi delle reazioni che discendono da esso. A volte mi capita di saper intuire con una certa chiarezza dove queste reazioni porteranno e posso assicurare che fare la Cassandra della situazione è spiacevole non meno di esser la sua “vittima”. Detto questo, è un dato di fatto che le relazioni in cui c’è più promisquità e meno equilibrio sono quelle che cedono più rapidamente. E ripeto, non è il lato carnale che contesto, quanto la caparbietà e la protervia con cui spesso si ignorano sintomi. Questo fa di me una bigotta, possiblimente repressa? Può essere, ma non mi sento nè bigotta nè repressa.
        Mi sembra solamente di affrontare con lucidità le situazioni e ricavarne in modo quasi matematico lo sviluppo. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, quasi sempre ci prendo.

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