Ho visto tanti gatti senza sorriso, ma un sorriso senza gatto mai

Archivio per la categoria ‘Pensieri sparsi’

Considerazioni

A me non fanno paura gli islamici. Non mi fanno paura quelli che arrivano, non mi fanno paura i cambiamenti. Non mi fanno paura nemmeno i terroristi.

A me fa paura la cosiddetta gente normale. Quelli che “godo quando i barconi affondano e annegano” e che “bisogna ammazzare tutti” e che “sono tutti delle merde subumane”. Mi fanno paura perché in loro vedo la totale assenza di un cervello pensante che vada oltre l’istinto rettile di mera conservazione a dispetto di tutto il resto.

Mi fanno paura perché sono sciocchi, ottusi e manipolabili e mentre gridano al complotto sono essi stessi inconsapevoli strumenti di quelle forze che detestano.

Mi fanno paura perché se una guerra ci sarà, sarà per la loro colpa massima: essersi resi schiavi dei loro stessi slogan a tal punto da offrirsi come baluardi di giovani petti (cit.) per contrastare chissà quale terribile minaccia.

Io non voglio vivere così. Mi rifiuto di sentirmi impaurita e soffocata e schiava di altrui pensieri sconnessi. Vivo la mia vita come l’ho sempre vissuta: tranquillamente e serenamente. Perché è così che la voglio, che l’ho cercata e l’ho costruita.

 

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Una festa che mi sta stretta

Pare, oggi 25 aprile, che il mondo si possa dividere in buoni e cattivi. Da una parte gli eroi partigiani, senza macchia e senza paura, dall’altra gli sporchi fascisti, macellai senza appello.
Io non ce la faccio. Non ce la faccio a condividere il pensiero nè il giubilo per una festa che francamente trovo a dir poco imbarazzante. Sarà la mia provenienza geografica, saranno le esperienze di famiglia, sarà il tempo ancora troppo breve che è trascorso, ma a me questa festa risulta proprio indigesta. O per meglio dire mi risulta indigesto il codazzo di ideologia e proclami che la accompagnano, perchè, se non ho alcun problema a capire la gioia per la fine di una dittatura, non riesco proprio ad accettare l’apologia del suo contrario.
Voglio dire, di partigiani ne ho conosciuti diversi: viviamo in un periodo e in una zona dove non è difficile incontrarne di viventi che possono raccontare le loro esperienze. Ecco, la maggior parte mi dice che essere partigiano era per lui un modo come un altro per stare ben pasciuti nelle malghe, a fare il meno possibile a spese altrui. Ma se anche così non fosse, non riesco a condividere il sistema utilizzato, la guerriglia, il nascondersi, le azioni mordi e fuggi le cui responsabilità non eran prese da chi le portava avanti, ma dalla popolazione. Contadini, allevatori, artigiani, gente comune insomma, che si trovava stretta tra la minaccia fascista/nazista (Se non ci dite chi è stato vi ammazziamo) e quella partigiana (Se dite che siamo stati noi vi ammazziamo).
Dalla casa dove sono nata e cresciuta ci vogliono 20 minuti in macchina per arrivare alla Foiba di Basovizza. E’ pieno di ossa lì sotto, di chiunque: partigiani come tedeschi. Tanti tedeschi, che non erano nè meglio nè peggio dei cosiddetti liberatori. La follia di quegli anni ha portato a tombe senza nome, nel ventre del Carso, ragazzi in divisa accanto ad altri autoproclamatisi dententori della verità assoluta.
Ma oggi, 25 aprile, si canta Bella Ciao, come se lì sotto ci fossero solo eroi della patria, senza una colpa, con un passato immacolato, principi azzurri sui quali piangere in esclusiva.
A questo mi ribello fortemente e non partecipo a festeggiamenti, nè reali nè emotivi. Anzi.

Tramonti

Ieri avevo in mano due ecografie. Sorridevo mentre le guardavo, contenta per la piccola nuova vita e mi immaginavo l’emozione e la gioia dei genitori. La nonna me le mostrava piena di orgoglio e di tenerezza, e mi raccontava come sua nuora l’abbia commossa nel raccontarle il suo buongiorno ogni mattina a quel fagottino di cui ancora non sa il sesso, e di come desideri saperlo per chiamarlo con il nome che e’ stato scelto. Continuavo a sorridere, contenta sul serio e profondamente.
E dentro di me piangevo, per il mio desiderio che si scontra con il no deciso di mio marito. Piangevo per la mia speranza ancora troppo presente che non vuole rassegnarsi a crederci sul serio. Piangevo per le mie mani che vorrebbero accarezzare un pancione, per i piccoli movimenti che così intensamente vorrei sentire dentro di me. Piangevo per lo scarso tempo che mi rimane a disposizione e per questi anni che scivolano via senza scampo.
E mi sono odiata, per l’invidia che ho sentito in modo così prepotente.

Cose semplici

Hemingway diceva che il Friuli Venezia Giulia è il compendio dell’universo, ed aveva ragione.
Così ora mi godo il sole primaverile dal mare, mentre guardo le Alpi innevate.
E penso, una volta di più, che Dio è nei dettagli.

Appagamento

Vivo con la sicurezza di chi, lottando, ottiene di realizzare i propri desideri.

Vorrei

Ho voglia di far l’amore con te, di perdermi nel tuo abbraccio, di dimenticarmi d’ogni altra cosa.

Ho voglia di sciogliermi e di non pensare, diventare aria che ti avvolge.

Questa sensazione liquida che mi scorre dentro.