Ho visto tanti gatti senza sorriso, ma un sorriso senza gatto mai

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Una festa che mi sta stretta

Pare, oggi 25 aprile, che il mondo si possa dividere in buoni e cattivi. Da una parte gli eroi partigiani, senza macchia e senza paura, dall’altra gli sporchi fascisti, macellai senza appello.
Io non ce la faccio. Non ce la faccio a condividere il pensiero nè il giubilo per una festa che francamente trovo a dir poco imbarazzante. Sarà la mia provenienza geografica, saranno le esperienze di famiglia, sarà il tempo ancora troppo breve che è trascorso, ma a me questa festa risulta proprio indigesta. O per meglio dire mi risulta indigesto il codazzo di ideologia e proclami che la accompagnano, perchè, se non ho alcun problema a capire la gioia per la fine di una dittatura, non riesco proprio ad accettare l’apologia del suo contrario.
Voglio dire, di partigiani ne ho conosciuti diversi: viviamo in un periodo e in una zona dove non è difficile incontrarne di viventi che possono raccontare le loro esperienze. Ecco, la maggior parte mi dice che essere partigiano era per lui un modo come un altro per stare ben pasciuti nelle malghe, a fare il meno possibile a spese altrui. Ma se anche così non fosse, non riesco a condividere il sistema utilizzato, la guerriglia, il nascondersi, le azioni mordi e fuggi le cui responsabilità non eran prese da chi le portava avanti, ma dalla popolazione. Contadini, allevatori, artigiani, gente comune insomma, che si trovava stretta tra la minaccia fascista/nazista (Se non ci dite chi è stato vi ammazziamo) e quella partigiana (Se dite che siamo stati noi vi ammazziamo).
Dalla casa dove sono nata e cresciuta ci vogliono 20 minuti in macchina per arrivare alla Foiba di Basovizza. E’ pieno di ossa lì sotto, di chiunque: partigiani come tedeschi. Tanti tedeschi, che non erano nè meglio nè peggio dei cosiddetti liberatori. La follia di quegli anni ha portato a tombe senza nome, nel ventre del Carso, ragazzi in divisa accanto ad altri autoproclamatisi dententori della verità assoluta.
Ma oggi, 25 aprile, si canta Bella Ciao, come se lì sotto ci fossero solo eroi della patria, senza una colpa, con un passato immacolato, principi azzurri sui quali piangere in esclusiva.
A questo mi ribello fortemente e non partecipo a festeggiamenti, nè reali nè emotivi. Anzi.

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