Ho visto tanti gatti senza sorriso, ma un sorriso senza gatto mai

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Mancava

Ora, io non bestemmio per un sacco di diversi motivi, ma ho finito le imprecazioni.
Mia madre si è rotta 3 vertebre. Il che significa che sono 10 giorni che sono a casa sua, in una città diversa da quella in cui vivo, con ritmi che non sono miei, senza mio marito, il mio gatto, le mie cose.
È da maggio dello scorso anno che non c’è un attimo di tregua.
Semplicemente non ne posso più.

E’ andata così

Riguardo al mio matrimonio tutti i convenuti concordano su due punti: è stata una bella cerimonia seguita da una bella festa ed io ero raggiante.

Due considerazioni che condivido dal profondo del cuore, specie perchè se avessi immaginato quel giorno e me ne fossi fatta una versione ideale, sarebbe stata esattamente così.

Fin dalla prima mattina, dai pensieri mentre mi facevo la doccia, per la serenità che c’era sotto all’emozione immensa di quei momenti, gli ultimi da sola per tutto il resto della giornata. E poi le “coccole” della parrucchiera mentre mi specchiavo nel bagno dei miei, così familiare, le mie amiche che sono arrivate con il sorriso spontaneo della partecipazione, il fotografo volitivo nella sua simpatia contagiosa. E i miei genitori naturalmente, tesi, emozionati, coinvolti, felici. Mi hanno commosso, una volta di più, per le piccole attenzioni ai particolari, quelle che ti fan sentire speciale davvero.

Poi di fronte alla chiesa, con la consapevolezza estrema di ciò che stava per accadere e la gioia immensa per questo. Ho percorso la navata al braccio di mio padre, e non avrei potuto stare seria nemmeno se lo avessi voluto. Un’amica mi ha detto poi che non ha mai visto una sposa così contenta e con un sorriso come quello che avevo io. Onestamente, ci credo, perchè ho lottato tanto per arrivare a questo, l’ho desiderato intensamente.

L’emozione di vedere lui, splendido in quel vestito che non mi ha permesso di vedere prima, con in più la sorpresa della cravatta, lui che le cravatte le odia e non se n’era mai messa una e mi aveva detto mai si sarebbe messo. Ancora, la gioia di prenderlo per mano, e sentire la sua stretta, la sua emozione in quel gesto piccolo eppure così intimo.

E’ stranissimo: mi riordo perfettamente ogni istante di quel giorno, ogni emozione, ogni inflessione, tutto. E rifarei tutto mille e mille volte.

Ci siamo

Ecco, tra 12 ore (meno in realtà) sarò una donna sposata.

Mi sto guardando le fedi ben disposte sul cuscino, i fiori che sono arrivati per me, il vestito pronto per domani, tutti i segnali esteriori di un passo decismente importante. E stramente ho la curiosa sensazione che tutto questo non stia accadendo a me, ma di esserne solamente una spettatrice. Mi sconcerta, perchè questo alone di irrealtà che mi avviluppa mi ha preso alla sprovvista: di tutte le reazioni possibili, questa non la immaginavo.

Eppure ho le farfalle nello stomaco, e sono spaventata e felice e ansiosa e curiosa e razionale e sognante ed un sacco di cose ancora a cui non so dare un nome, tutte contemporaneamente. Sono giorni che mi dicono che è normale e che tutte le spose stanno così, ed io continuo a ripetere che non sto cercando di fare a gara di originalità. Mi limito a prendere atto di quello che sto vivendo, ed ecco… mi piace, molto.

Che fatica!

A settembre mi sposo. Passetto dopo passetto stiam definendo ogni cosa, con una fatica mentale immensa da parte mia ed una quantità di pazienza tale che non so da dove sto sto attingendo.

A lui non interessa nulla di nulla, ma proprio niente, nemmeno il posto dove fare il pranzo. Ora,  sapevo di bel principio che buona parte dei preparativi avrei dovuto farli da me, so perfettamente che agli uomini in genere son cose che scocciano orrendamente, ma almeno un minimo speravo che collaborasse. E invece no, ogni passo è in salita, come me che un po’ spingo, un po’ tiro, e un po’ cerco di far finta di nulla. Purtroppo però ci sono alcune cose che materialmente non posso far da sola, tipo scegliere il luogo per il pranzo appunto. E questo, ovviamente, blocca altre cose a cascata, per esempio la stampa degli inviti e delle partecipazioni.

Da notare che non mi interessa di andare in giro per ristoranti di super lusso a chiedere informazioni, anzi. A me piacerebbe trovare una qualche osteria/agriturismo (dalle mie parti si chiamano osmize) dove fare un po’ di confusione assieme ai nostri amici. Saremo pochi tra l’altro, una trentina di persone, questo perchè non mi è mai interessato di avere un matrimonio principeso. Per dire, le partecipazioni ce le stampiamo da noi in casa. Non voglio certo lo sfarzo ed i lustrini, ma quello che faremo vorrei che fosse partecipato.

Mi dicono che questo per me dovrebbe essere un periodo magnifico, tutto pieno di gioia per i preparativi ed elettrizzante. Non lo è affatto, direi piuttosto il contrario. Lui ogni volta che accenno l’argomento cambia espressione e si incupisce o fa la faccia da vittima, sua madre da Natale che ha saputo del matrimonio ancora non ha fatto un commento che sia uno nè con me, nè con lui. Ma nemmeno in negativo. Si è limitata ad un “ah” quando lui l’ha comunicato dopo il pranzo natalizio e lì è finita. A sua nonna ancora non l’han proprio detto, ed alla domanda “scusa, quando pensi di comunicarlo a tua nonna che ci sposiamo?” la risposta (fresca di un’ora fa) è stata: “il giorno prima”.

Oggi eravamo a casa di sua nonna appunto, la quale ignara di tutto ha fatto un gran discorrere di che magnifica, enorme e spettacolare festa faranno per il matrimonio di mia cognata, quando sarà e se sarà. E io zitta che mangiavo bile. Poi arriva la vicina di casa per fare gli auguri, vicina con la quale sono un sacco in contatto e se la chiacchierano da sempre, e che io avevo sempre visto solo di passaggio. Bene, oggi ci presentiamo e quella se ne esordisce con “ah, la morosetta!”. Morosetta? E’ un’espressione che si usa per i quindicenni! Fra una settimana compio 35 anni, lui il mese prossimo 34, son 12 anni che stiam insieme, 11 che conviviamo e mi chiami morosetta? Ma dai su!

Insomma, sto vivendo questo periodo prematrimoniale cercando di non soccombere troppo, ma bene di certo non sto. Oscillo tra il sentirmi trasparente e la sensazione che qualcosa succederà a far saltare tutto quanto. Il lato postivo è che mangio pochissimo e quindi dimagrisco. In qualche modo si farà tutto, ma ho finito la riserva di energia per farmi scivolare le cose addosso e non so come ricarcarla. Sono stanca ed ho bisogno di conferme che non trovo.

E allora mi ripeto il mio mantra, sperando che funzioni: essere felici a volte è uno sforzo di volontà.